Non è chiaro perché vengano dette Inglesi, e nel novecento qualcuno aveva proposto di chiamarle Deutsche Suiten. Ma il manoscritto originale riporta semplicemente Suites avec prélude.
Quando le ha scritte (attorno al 1715, a Weimar) Bach forse non era ancora trentenne, ma aveva già studiato, assimilato e rielaborato sia lo stile italiano che quello francese.
Questa musica è espressione, ma anche organizzazione e integrazione: sei suites di sei movimenti, come quelle per violoncello, come i giorni della Genesi.
Ti propongo il Preludio iniziale della Suite n. 2 in la minore BWV 807, nelle interpretazioni di:
Martha Argerich, del 1980 (3,43MB)
Murray Perahia, del 1998 (3,83MB)
A me piacciono entrambe enormemente, e le considero perfette. Allora perché ti propongo il paragone? Perché Argerich mi sembra un poco più Dioniso, e Perahia un poco più Apollo. Facci caso... e poi dimmi se non ho ragione.
domenica 26 gennaio 2003
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