Uno torna dalle vacanze e scopre che, in sua assenza, una delle sue blogstar preferite posta le più bizzarre stramberie riprendendo per buono un articolo pasquale del Washington Post.
Riassumendo, si prende un violinista famoso e lo si riprende di nascosto mentre suona "in incognito" in metropolitana e mentre le folle gli passano attorno senza ascoltarlo.
L’esperimento mi pare una stupidata colossale. Per analogia, è come se il Premio Nobel Wislawa Szymborska in persona andasse a declamare le sue poesie in metropolitana a Milano, ma in polacco!
Il problema non è la capacità di comprendere il talento di Bell: il problema è la capacità di comprendere la musica classica tout court, capacità non largamente diffusa tra gli abitanti di una qualsiasi grande metropoli mondiale.
Se sei minimamente abituato alla classica, ti accorgi al volo se un violinista ha talento oppure no, che la differenza è abissale (posso portare a supporto alcune registrazioni emblematiche).
Ma se Joshua Bell avesse suonato in metropolitana tutti i giorni alla stessa ora, con il passaparola in poco tempo credo si sarebbero radunate le folle di appassionati e intenditori.
Senza bisogno di “segnalatori ufficiali di talento”.
domenica 15 aprile 2007
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In effetti ti aspettavo :)
RispondiEliminaEsperimento un po' retorico, è vero. Tra l'altro ho scoperto, un vero e proprio topos underground (in tutti i sensi) di musica e musicisti: a a fare i buskers per un giorno ci hanno provato in tanti, e tutti più o meno con gli stessi risultati.
Evidentemente, questa del tentativo di comunicare la propria arte a prescindere dal frame riconosciuto e dalle varie forme di attivazione a pagamento dell'attenzione e dell'autorevolezza, è un "bisogno" che sta nell'aria.
Se fosse un esperimento serio di critiche se ne potrebbero fare, altroché (e ne sono state fatte: basta dare un'occhiata ai forum di musica classica). Rimanendo terra terra, da un punto di vista strategico la location era sbagliata (all'ingresso e non per esempio vicino ai binari dove la gente aspetta); i 45 minuti erano durante una rush hour, e tanto altro.
Ma più che un esperimento, *io* l'ho letto come un pretesto (e anche nell'articolo del WP, godibilissimo, si evitano per fortuna di trarne leggi generali): per ragionare di attenzione/disattenzione e zone limitrofe. Spesso è l'attenzione che fa la differenza - e infatti le parti più affascinanti sono le esperienze di qualità di chi si è fermato ed è rimasto colpito, pur magari non essendo un esperto...
Invece ho una domanda, su una cosa che non mi torna della tua analogia: davvero la musica classica è una lingua straniera, come il polacco per italofoni o anglofoni, incapace di comunicare la sua bellezza ad orecchie non acculturate, oltre che non attente? (lo chiedo da non esperto ahimè) :)
Credo che la musica sia una lingua universale, ma che la musica classica si differenzi per la densità dei contenuti, e che per questo richieda per lo meno un allenamento specifico dell'orecchio.
RispondiEliminaPer analogia, se leggi meno di un libro l'anno ti sarà difficile godere appieno di un Gadda o di un Montale, non credi?
Mumble mumble, qui la faccenda non è banale. Vediamo se riusciamo a dire qualcosa che non mi faccia passare per cretino ;-)
RispondiElimina1. Pare di poter dire che l'attenzione va in qualche modo innescata. Se devo correre a prendere il treno e la mia attenzione è concetrata su questo sforzo, non ho risorse cognitive da impiegare in altri compiti perché sono proteso al raggiungimento del mio risultato. Credo che ci sia qualche ragionamento in materia nel libro Attention Economy, ma dovrei riprenderlo in mano perché adesso ho solo qualche vago ricordo (la memoria è purtroppo anche più scarsa dell'attenzione!).
2. Per capire un linguaggio bisogna che ci sia una consuetudine, su questo Gaspar ha perfettamente ragione. Ci sono cose semplici da capire e cose più sofisticate. Se avessi preso in mano Proust dieci anni, lo avrei buttato dalla finestra, adesso lo trovo molto bello. Ma la Divina commedia rimane intonsa: se ne parla con la vecchiaia. E' una questione di frequentazione del linguaggio: a 18 anni di piace Siddartha o Narciso e Boccadoro perché parla alle tue emozioni e ha una lingua facile facile. Poi cresci di gusti e di competenze e ti puoi permettere autori più complessi e sofisticati.
Però adesso è tardi e se bevo un altro goccio di Sambuca finisce che credo davvero di aver fatto un discorso serio ;-)
Buona notte. Nicola
A proposito di attenzione, tanti anni fa, una mattina nel metro di Pargi c'era un signore anziano che, seduto da parte in uno di quei lunghi corridoi di raccordo, suonava le Suites per violoncello di J.S. Bach. Non era un virtuoso e suonava con cautela ma con molto rispetto.
RispondiEliminaMi sono fermato,da solo. Dopo un'ora gli ho lasciato nel cappello quello che spendo normalmente per un concerto, l'ho ringraziato e gli ho stretto la mano. Sono andato via felice e commosso.
Ovviamente, sono arrivato tardi al mio appuntamento di lavoro.
gaspar, la tua "anologia" non mi pare pertinente: cosa c'entano le poesie in polacco con la musica?
RispondiEliminaLa musica è, per sua natura, universale. Certo poi c'è musica e musica. La classica è più "facile" del jazz, per dire. Se tu avessi messo Eric Doplhy a suonare nella metropolitana di milano sarabbe stato preso a sassate.
Ma si potrebbe fare anche l'esperimento contrario: pigliare uno che non sa suonare e fargli fare un'esibizione in un grande teatro, previo poderoso battage pubblicitario che lo descrivesse come un genio della musica moderna. E' certo che avrebbe gran successo.
Chi è veramente in grado di distinguere musica bassa e musica alta?
Del resto anche la musica, come l'arte, è una pura convenzione sociale. Accettata, acclamata, secondo le culture e, direi, le circostanze :)
era ovviamente "Eric Dolphy"
RispondiEliminaaghost: capisco il tuo punto ma sono in totale disaccordo.
RispondiEliminaGuarda che il pubblico non è scemo. Te lo dice uno che da venticinque anni assiste ad almeno trenta concerti l'anno.
scusa ma non ho mai detto che il pubblico è "scemo". Se per convenzione sociale si stabilisce che un tizio è "un grande", diventa grande comunque. La massa spesso non ha gli strumenti culturali, quindi accetta quelli che le vegnono imposti o che vanno per la maggiore.
RispondiEliminaTu che vai a 30 concerti l'anno fai parte di un'elite, non della massa che piglia la metropolitana e sente Bell strimpellare il suo violino :)
aghost, provo a spiegarmi meglio: il pubblico dei concerti non è "la massa" ma una nicchia: per dire, sono milleduecento persone in un bacino grande come la Lombardia. Se presenti a queste persone un incapace, non c'è battage pubblicitario che tenga.
RispondiEliminaQuindi, per la mia esperienza, e nel campo della musica classica, quello che tu dici (se per convenzione sociale si stabilisce che un tizio è "un grande"), semplicemente non è vero.
E ti giuro che tra quelle milleduecento persone, io sono uno dei più ignoranti :-)
ok cerco di spiegarmi meglio io :)
RispondiEliminaSiamo partiti dall'esempio della gente in metropolitana che non riconosce il celebre violinista ok?
Tu hai detto l'esperimento è una stupidata, secondo me invece non tanto :)
Quindi si stava parlando della massa che non sa riconoscere l'arte, non dell'elite che va ai concerti.
Riguardo "ai grandi" nella musica, come nell'arte (direi piu nell'arte), chi stabilisce il valore? I critici? Il mercato?
Wharol è più grande di Mirò? Cattelan più di VanGogh? Faccio dei nomi per dire...
Picasso all'inizio fu preso a pernacchie, e anche Stravinsky.
Prendi anche la musica moderna, chessò Berio, Penderecki.. anche Cage se vuoi...
Qual è il confine tra arte e rumore? Chi lo stabilisce e, soprattutto, quanti sono in grado di discernere? :)
(uff devo andare...)
Verissimo, Gaspar!
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