Se ci pensi un poco, il termine "User Generated Content" è, nell'ipotesi più benevola, condiscendente; io invece lo trovo proprio offensivo e fuori luogo, e ti prego, per favore, di non usarlo.
Innanzitutto, "content" è un termine della produzione e distribuzione di massa: il pappone indistinto che necessita di un packaging e di un brand e di un advertising e di tutte le solite menate... Qui siamo invece di fronte a creazioni dell'uomo, non della macchina: sono prodotti artigianali, figli sempre dell'entusiasmo e della passione. Secondariamente, parlare di "contenuti" svia l'attenzione dall'aspetto centrale e qualificante, che è la conversazione.
Infine, "user generated" è un qualificatore che presuppone una differenza tra i contenuti generati dai professionisti autorizzati e quelli generati dagli utenti tollerati: e questa, spero sarai d'accordo, è una palese sciocchezza.
Sono sicuro che, se appena ti sforzi un pochino, troverai delle alternative migliori.
domenica 2 settembre 2007
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Condivido la tua caratterizzazione ma il problema è linguistico/culturale: parlando di USG è presupposta la dicotomia con i professionisti (come dici tu) dato che, sino a "ieri" l'informazione non era creata in modo partecipativo (vedi commenti di un blog), non eravamo cioè tutti artigiani o meglio, non si possedevano i mezzi adatti per mostrare al mondo i nostri meriti. Quelli che invece lo facevano già allora avevano nelle loro voci molta meno forza di quella che ora gli è accreditata.
RispondiEliminaNel giro di poco tempo, questi contenuti, ora individuati come "UGC" o "dal basso" riusciranno a cristallizzare nella cultura e guadagneranno un nome scevro da presupposti dicotomici che ora li contraddistinguono. Almeno nel processo "filologico" che ho in testa io...;)
sono d'accordo con il tuo diprezzo per la parola content, sa di major lontana un miglio.
RispondiEliminaQuanto a User, sì, anche quella dà un senso di limitatezza. E aggiungo che anche Generated non mi piace, sa di macchina, di automa.
Amateur Created Art? ACA? :-)
shirky solleva il tuo stesso problema in questo post e propone "indigenous content". che forse è più corretto, ma in italiano suonerebbe ancora peggio, no?
RispondiEliminaGaspar, imho content non
RispondiElimina>necessita di un packaging e di un brand e di un advertising e di tutte le solite menate...
ma SERVE per l'advertising. In altre parole, "it's the bullshit you advertise against", è quella roba solo vagamente interessante ma che la gente ormai accetta di vedere e che serve solo per poter far andare in onda il vero show che conta, che è la pubblicità.
come glottologo ed ermeneuta sei pessimo.. bastava che dicessi che ti fa schifo la locuzione. Non era il caso di inventarsi simili sciocchezze a giustificazione
RispondiElimina(che non troverai mai commenti anonimi e benevoli)
RispondiEliminaCon colpevole ritardo, cortesemente dissento.
RispondiEliminaPur trovando il termine cacofonico, è utile per rendere chiara la distinzione tra contenuti professionali e amatoriali che poi ormai tanto amatoriali (nell'accezione negativa che molti stupidamente ne danno) non sono.
Proprio questa terminologia, anzi, rende di più il fatto di come il mondo della comunicazione veda finalmente più dignitosi quei contenuti una volta visti con una certa sufficienza proprio da alcuni professionisti.
Già, finalmente qualcuno se n'è accorto.
Cmq gli UGC sono un insieme più ampio e comprende anche quello della conversazione, perlomeno nell'approccio che do al mio lavoro.
Detto questo, la terminologia è quello che è, ma degna di nota come tutti i fenomeni spontanei, no? :)
Ciao
z
Zeno, quando dici:
RispondiElimina"è utile per rendere chiara la distinzione tra contenuti professionali e amatoriali che poi ormai tanto amatoriali non sono."
Non ti starai mica contraddicendo un pochino? :-)
I professionisti della comunicazione che tengono un blog (tu, ad esempio), i fotografi che usano flickr, i video professionali caricati su YouTube: sono professionali o amatoriali?
Che cosa fa la differenza? Il valore del contributo o il curriculum dell'autore?
Però, ecco, sai che sono d'accordo con te, ma se fosse così semplice l'alternativa migliore non l'avresti già trovata tu?
RispondiEliminaMafe, hai ragione, non è semplice.
RispondiEliminaCapisco le tue perplessità e soprattutto il tuo dilemma finale su cui peraltro si sta tanto discutendo in rete in questi giorni.
RispondiEliminaMi piace il tuo esempio: "I professionisti della comunicazione che tengono un blog (tu, ad esempio), i fotografi che usano flickr, i video professionali caricati su YouTube: sono professionali o amatoriali?"
Non riesco a darti una risposta univoca. La zona grigia di intersezione tra amatori e professionisti si è allargata a dismisura. Le tecnologie di ottima qualità sono per fortuna sempre più accessibili.
Professionali e amatoriali? Penso lo possano dire solo gli autori di quetsi strumenti e ciò dipende dal fatto se ci campano o meno con quel solo strumento.
Quanto alla tua ultima domanda, ti rispondo così.
In linea di principio, nn dovrebbe esserci differenza: la sostanza è indipendente come nel caso del ragazzino che pubblica sul suo blog un codice che fa il giro del mondo in poche ore.
Di fatto, anche il discorso di quella chimera che l'autorevolezza è importante. Lo facciamo tutti i giorni, quando acquistiamo un giornale, parliamo con l'amico che tradizionalemtne ne sa di pc o musica.
Esempio autoreferenziale, mi sn riletto ciò che ho scritto. Nn avrebbe fatto differenza se al mio posto ci fosse stata una persona che non conosci, che non ha un blog o che, al contrario, ha dimostrato in passato un diverso approccio? Il "curriculum", se con esso intendi l'esperienza passata, è importante.
Dal punto di vista pratico è molto più comodo pensare anche in questo modo perché permette facilmente la comprensione a chi non è avvezzo a questi strumenti, persone con cui bisogna parlare.
Perlomeno io la vedo in modo diverso, senza dimenticare che la cosa più importante è la confrontarsi e trovarne arricchimento mentale;)
ciao
z
sono anni che cerco un'alternativa a utente e non la trovo. non ti nascondo che mi sembra una questione di correttezza politica formale, più che di reale bisogno.
RispondiElimina"utente", riferendosi all'utilizzatore di un sito, nel linguaggio professionale si usa per comodità: "persona" è troppo generico. è la vecchia diatriba su spettatore/audience: come fai a caratterizzare chi usa un servizio rispetto a chi non lo usa (o a chi lo gestisce?). l'unica è "utilizzatore", che è un sinonimo. e "partecipante" mi pare altrettanto brutto, e in più, come fa notare z, poco comprensibile.
"contenuto" non mi pare sostituibile, e non mi pare neanche caratterizzato negativamente. come alternativa, "prodotto dell'ingegno umano" è corretto ma pomposo, roba da risoluzione ONU.
insomma, non ho alternative, ma mi piacerebbe discuterle, se qualcuno ne proponesse :)
Vanz: ma c'è ancora bisogno di specificare "user generated"? Per distinguerlo da che cosa?
RispondiEliminaLa frase non va sostituita, va abolita :-)
mi ero soffermato sul trovare alternative ai singoli termini, cosa su cui ogni tanto ragiono.
RispondiEliminapuò essere che tu abbia ragione ad avvocare l'eliminazione del concetto UGC, ma io sospetto che quando ci si renderà conto che i contenuti UGC sono quelli che fanno girare la Rete, e che nel 90% dei casi quasi nessuno legge (e commenta, e clicca sui banner) dei contenuti editoriali, forse mi farà piacere che la distinzione tra contenuti editoriali e contenuti UGC sia ancora viva. forse alla fine mantenere le distanze, le zone autonome, le riserve indiane, non è una cosa così negativa.
lo so che sostieni che non c'è differenza, ma per me la differenza è tra i "contenuti" prodotti per passione interesse personale e generosità collaborativa e quelli che sono stati prodotti su commissione da persone che altrimenti non li avrebbero prodotti, ed è una differenza che secondo me si vede sempre più. insomma, forse che continuino a essere distinti tutto sommato mi va bene. forse.
ok, credo di aver capito il tuo punto anche se non mi convince perfettamente (io mi sento più ecumenico) ma ci sarà da rifletterci ancora. Potremmo farne una sessione al barcamp di Torino e raccogliere un più ampio ventaglio di pareri, che ne dici?
RispondiEliminanon convince perfettamente neanche me, ma per una volta volevo sentirmi più radicale di te ;-)
RispondiEliminaperò ci tengo a distinguere tra le motivazioni alla base della produzione dei contenuti, come ci tengo a sapere da chi è pagato l'autore di un pezzo - soprattutto se è una recensione - e quali sono gli inserzionisti del suo editore. questione che si rivela sempre più scomoda.
naturalmente sarò molto lieto di discuterne a Torino o dovunque capiti (ma a Torino quando? non lo trovo).