mercoledì 12 marzo 2008

Oltre il banner?

Gianluca Diegoli parlava di Metafora, la concessionaria di pubblicità sperimentale, e nei commenti segnalava una certa perplessità sulla formula del banner.

Perplessità che condivido intensamente. Ci sono molti modi di vivere il web, e uno di questi è come se fosse l'ennesimo canale broadcast: per il pubblico dei portaloni è probabile che il banner sia una scelta sensata.

Ma su un blog? Dove non ci sono spettatori ma partecipanti? In questo contesto il banner mi sembra o troppo, o addirittura troppo poco se il prodotto mi interessa davvero. Io occuperei lo spazio in altro modo, ad esempio:
  • finestrina di chat
    per parlare direttamente con una persona qualificata dell'azienda inserzionista
  • boxino di twitter
    anche qui, le twittate della persona in azienda, non quelle dell'azienda
  • guest posting
    con link al blog personale della persona (personalmente)
Certo, iniziative di questo tipo richiedono un inserzionista che non abbia paura dei propri clienti: immagino che ce ne siano, alcuni.

Altre idee? Come andare oltre il banner?

23 commenti:

  1. È che le persone qualificate, in azienda, sono poche. E di solito hanno altro da fare.

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  2. Anonimo10:43

    Il guest posting mi sembra molto valido. Ma di Metafora più che la forma pubblicitaria (banner) è interessante il modo di acquisizione clienti (solo prodotti/servizi validi ed etici, più 1/7 noprofit).

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  3. E' dura che abbiano qualcosa di più importante che curare l'immagine dell'azienda verso persone interessate alla stessa... Quello che mi colpisce è l'uso della parola "persona" in tutte e tre le proposte di Gaspar. E forse il segreto è proprio quello: se non si pensa al target ma alle persone, ogni iniziativa ha un'alta probabilità di successo.
    Non so quale altra formula proporre, ma mi ronza in testa una frase: "condividere per coinvolgere" (se è buona l'avrà già detta qualcuno, va sempre così :)

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  4. twitter mi sembra poco intelligibile/usabile per un utente medio, pero' la chat è una buona idea, al di la' della fattibilità tecnica.
    Cosa intendi per guest posting? una specie di spazio "affittato" agli ultimi post del blog della persona dell'azienda? Mi sembra bello ma ancora lontano - forse ci si piazzano meglio pragmaticamente i post del corporate blog ;)
    ciao

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  5. antani: ti ha già risposto baldo, non aggiungo altro :-)

    jan: anche, ma non sarebbe meglio che fossero interessanti entrambi i lati?

    Gianluca: d'altra parte, il lettore di blog non è proprio "utente medio", non credi?

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  6. gsapar, sono d'accordo con te e con baldo. Sfondate una porta aperta (anche quando nota il riferimento alle "persone", che è il cardine del tuo punto di vista da anni). Il punto è che ingenere vengono destinate ad altro. La coperta è corta, i venditori spesso incompetenti. Quelli che ci vedono dentro finiscono rapidamente al piano di sopra, a tappare i buchi e metter le cose perchè non se ne creino di nuovi, sperabilmente. i risultati li vediamo. Qualsiasi sia il canale, se ai capi non ci sono due che sanno di quel che si parla non funzionerà.

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  7. Gaspar, per capire, tu sei pro o contro cose come ReviewMe et similia?

    È ammissibile che un blogger parli di un prodotto ricevendo denaro (o equivalente) in cambio del post?

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  8. mr oz: sono contro, non lo farei mai.

    E' ammissibile? Se uno vuole sputtanarsi, chi sono io per impedirglielo. Sul web c'è posto per tutti.

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  9. antani: hai ragione, la situazione in genere è quella. Qui appunto si sperava in qualche inserzionista illuminato

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  10. Io ho molti dubbi sulla faccenda post-per-clic, ma non sono riuscito a "tagliare la testa al toro".

    Per esempio: qual è la differenza "etica" tra il prendere soldi per scrivere una recensione di un prodotto e il prendere soldi per pubblicare una qualsiasi altra forma di pubblicità di quel prodotto (che sia un misero banner o un'altra delle forme più interessanti che ipotizzi tu)?

    In fondo credo che il mezzo utilizzato sia poco significativo, è l'eticità della "proposta commerciale" che conta.

    Anche il banner, poveretto, di per sé non è ne buono né cattivo.

    È l'abuso che ne è stato fatto che lo ha sputtanato.

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  11. in realtà, tutto dipende dall'obiettivo che hai: se vuoi massimizzare o difendere la tua reputazione di influente indipendente, mai pubblicherai una recensione pre-pagata (ancora diverso è il regalo di modico valore senza obblighi, ma entriamo in una vexata quaestio...).

    Ci sono pero' migliaia di blogger o di socialnetworkers che non solo saranno disposti a farlo, ma - cosa piu' intrigante - saranno anche *invidiati* dai loro contatti per aver avuto questa possibilità di provare e guadagnare, altro che sputtanarsi.

    Ci sono molti mondi diversi, in effetti.

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  12. "Per esempio: qual è la differenza "etica" tra il prendere soldi per scrivere una recensione di un prodotto e il prendere soldi per pubblicare una qualsiasi altra forma di pubblicità di quel prodotto (che sia un misero banner o un'altra delle forme più interessanti che ipotizzi tu)?"

    @mr oz: secondo me la parte contenutistica/opinionistica (quello che va nel feed, per intenderci) deve essere indipendente, niente banner, niente pay per post. sul resto si ragiona, cmq anche in Metafora ci sono zone eticamente grigie, come ho scritto nel post.

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  13. Gianluca, quindi almeno in questo blogger e giornalisti si somigliano, nell'essere eticamente indipendenti. O almeno dovrebbero somigliarsi, perché *sappiamo* come stanno le cose, no?

    In realtà questi sistemi di pagamento dei post, che sono indipendenti da quello che uno scrive (cioè pagano anche se si parla male del prodotto) sono affascinanti. Non per l'aspetto economico, ma perché spingono l'azienda a esporsi solo per prodotti che ritengono validi; e quindi indirettamente a migliorare tali prodotti.

    Mi spiego meglio: un'azienda che vuole rifilare una fregatura non pagherebbe mai un blogger per parlare del loro prodotto, perché il blogger li coprirebbe di ridicolo.

    Riguardo al discorso del feed, è interessante ciò che scrivi, ma non sono (ancora) mica tanto convinto. Tecnicismi a parte, se uno pubblica annunci sul blog perché non dovrebbe metterli anche nel feed?

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  14. Anonimo19:26

    La persona dell'azienda, non un numero ma uno che quando vai lo trovi lì bello seduto in ufficio davanti a te, che risponde in un forum messo su solo per quello.

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  15. mr oz: sulla differenza etica, è mia modesta opinione che non vi sia grande differenza. La differenza sono i soldi.

    Credo che quando comincia a girare denaro non sia più possibile avere una conversazione; nel migliore dei casi c'è un contratto, nel peggiore una fregatura.

    Ora, io non sono affatto contrario ai soldi e all'essere pagati in cambio di lavoro! Più semplicemente, non sono interessato a stabilire rapporti di lavoro con i miei lettori o con i blog che leggo.

    m[m]: sulle migliaia di blogger disposti e ammirati, è vero, esistono: sono al corrente per sentito dire ;-) Contenti loro...

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  16. Gaspar, tu dici "quando comincia a girare denaro non è più possibile avere una conversazione", che mi pare vada a braccetto con l'idea che "le conversazioni *non* sono mercati".

    Ma questo significa che anche "i mercati *non* sono conversazioni"?

    E se è così, perché allora pensare alla "finestrina di chat" o al "boxino di Twitter"?

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  17. TrackBack: http://www.oz-design.it/blog/?post=1236
    [...] Nei giorni scorsi mi sono inserito in una interessante conversazione che, passando da un blog all'altro, parla di pubblicità artigianale e delle forme di pubblicità online oltre il banner. [...]

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  18. la mia alternativa: risparmiare (tutti) i soldi oggi spesi per piazzare banner da qualche parte, e investirli sulla qualità del prodoto. Perchè il marketing sono soldi buttati. E se non si riesce a fare un prodotto competitivo, cambiare prodotto. Magari uno che non sa fare le scarpe sa fare i carciofi... ad esempio io sono molto più bravo con la zappa piuttosto che con l'ago, il cuoio, etc... fino ai miei nonni in famiglia eravamo tutti contadini; e' il mio retaggio. Se infatti un giorno dovessi accorgermi di essere un informatico fallito, passerei certamente a coltivare la canapa indiana... viene su praticamente da sola (poco lavoro), serve poca acqua (poca spesa), non richiede frequenti rotazioni quindi con un pezzo di terra di piccole dimensioni se ne produce in quantità, e ci si fa di tutto... magari metterei anche un pezzetto a lino e un pezzetto a cotone... che se no le mutande vengono troppo dure... ma di certo non mi preoccuperei di pubblicizzare la mia canapa con un banner: se e' buona, la vendo, se non e' buona, la scambio. ;)

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  19. Concordo pienamente con mfp tranne sul fatto che la canapa voglia poca acqua.
    Io ho una fonte, scambio canapa e cotone per acqua.
    Click here!

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  20. Poi danno a me del Talebano...
    ;-)

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  21. Anonimo10:44

    I banner sono una vera piaga, e rischiano di ingenerare reazioni inverse nel consumatore: principalmente fastidio. Credo che le aziende puntuno a una "pesca" random, contando sul numero enorme di persone che in teoria popola la rete. Qualcuno cliccherà.

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  22. Anonimo10:53

    Sul problema etico di blogger "prezzolati" la penso come Gaspar, sono abbastanza disgustato dal principio, che peraltro -come è stato già notato- non nasce nella blogsfera ma sulla carta stampata: da quelli che si chiamano (o si chiamavano) "redazionali".
    Nel blog c'è l'aggravante che (se si vuole insistere sul concetto del rapporto paritario tra chi scrive e chi legge) viene sfruttato un rapporto "personale" di fiducia.
    Quel che è certo è che SE esiste un metodo per fare marketing attraverso i blog "loro" lo troveranno("ma loro chi?" mi si è detto al TorinoBarcamp quando parlavo del mio libro: "loro = le aziende, il mercato)

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  23. A me è stato proposto di parlare di un servizio in cambio di un pagamento. In realtà si tratta di uno stimolo a dare un feedback pubblico al servizio ricevuto. Ancora non l'ho fatto perché aspetto di aver bisogno del servizio. Nel caso mi rifarò vivo.

    Però pensavo a due cose:
    1) La Apple l'aveva fatto con iPod Touch mi sembra, lanciando un bando per il miglior spot fatto dal pubblico. In questa maniera ciunque si fosse cimentato nell'impresa, che vincesse o meno, avrebbe pubblicato la sua opera colpendo i suoi simili in gusto e messaggio.
    Una trovata molto interessante, a mio avviso.
    2) Non l'ha ancora fatto nessuno in maniera esplicita che io sappia. Si tratta dello sponsoring di un blog. Lo sponsor non deve per forza pretendere che il blogger tratti di lui o ne parli bene/pariodicamente. Semplicemente associa il suo appoggio economico (dichiarato) al blogger in sé. Un po' come fanno gli sponsor di una squadra di calcio. La conseguenza potrebbe naturalmente essere il condizionamento del blogger. Per risolvere il problema si potrebbe creare un intermediario che fa matching tra blogger e sponsor senza che essi entrino in contatto e senza che il blogger sappia chi lo sponsorizza. Nascerebbe il problema che un blogger potrebbe essere contrario ad un'azienda in particolare o ad un settore, ma questo potrebbe essere un problema che l'intermediario potrebbe essere in grado di risolvere. E' solo un'idea, ma se elaborata bene...

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