giovedì 30 giugno 2005

Luca De Biase torna dalle vacanze

Mi dispiace per lui, naturalmente. Ma per lo meno torna con un buon post in cui riprende interessanti studi sul rapporto tra giornalismo USA e internet. Azzeccata la sua conclusione:
"I giornali migliori saranno quelli che si sapranno adattare alla nuova situazione e sapranno ascoltare i lettori non solo nei forum predisposti nelle loro pagine online, ma anche partecipando alle discussioni che i lettori si gestiscono autonomamente"
Molto condivisibile, ma ci vedo un problema di fondo per il quale forse tu hai in mente soluzioni che io non riesco a vedere.

Sono i giornalisti che partecipano alle conversazioni, non i giornali. Quando Luca o Beppe o Carlo o Sergio o Carlo Felice o Barbara o mille altri "bravi giornalisti" (e molti non hanno neanche dichiarato la loro professione) intervengono in un commento o postano su un qualche argomento, lo fanno sempre a titolo personale, a volte anche con un apposito disclaimer.

E non potrebbe essere diversamente: a chi interessa la voce dell'azienda? La conversazione è tra persone e solo le persone ottengono attenzione.

E allora, può il giornale partecipare alla conversazione? E come?

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