martedì 9 ottobre 2007

Commenti del Corriere: coda e finale

Giovedì scorso, registrandomi ai commenti del Corriere, leggevo nel boxino dell'informativa sulla privacy quanto segue:
"Inoltre, con il suo consenso tali dati potranno essere forniti ad altre Aziende operanti nei settori editoriale, finanziario, assicurativo automobilistico, largo consumo, organizzazioni umanitarie e benefiche (di cui è possibile conoscere l'elenco contattandoci all'indirizzo internet@corriere.it ) per le medesime finalità sopra riportate"
Ovviamente, ho immediatamente inviato una mail a internet@corriere.it chiedendo di conoscere questo elenco, ma fino ad oggi non ho ricevuto risposta. Si accettano scommesse.

Aggiornamento:
Ulteriori informazioni nei commenti, grazie al sempre ottimo Lachrimacorpus Dissolvens.

Di chi è la responsabilità?

Mi ha fatto pensare questo post di Daniele Minotti, che esprime dubbi sulla validità della deresponsabilizzazione del Corriere rispetto ai contenuti dei commenti.

Mi chiedo questo: dato che i commenti sono moderati, e che quindi verranno pubblicati solo quelli che una apposita redazione ha approvato, come può il Corriere chiamarsi fuori? Per analogia, se sul Corriere di carta viene pubblicata una lettera al Direttore piena di insulti volgari a La Repubblica, chi ne è responsabile?

Cosa mi aspettavo (e poi smetto, giuro)

Certo, sarebbe stato fantastico se nella progettazione di questa pagina fosse stato coinvolto un esperto di user experience. Ma le procedure di registrazione ai commenti o a siti duepuntozero sono prassi abbastanza consolidata.

Dal Corriere avrei molto apprezzato una pagina contenente solo questi elementi:
  • Casella del nome
  • Casella dell'indirizzo email (a cui spedire la password di accesso)
  • Casella del captcha
  • Dichiarazione del Corriere: "non ti spammeremo e non daremo i tuoi dati a nessuno, senza se e senza ma" (con eventuale link alla versione in legalese)
  • Dichiarazione del Corriere: "i commenti sono moderati, scrivi quel che vuoi ma si pubblica solo quello che decidiamo noi; se non sei d'accordo, apriti un blog"
Ecco, una pagina così mostrerebbe più rispetto verso il lettore. Quella attuale mostra una cosa sola: fifa blu.

13 commenti:

  1. Anonimo11:37

    rispetto per il lettore? Ma quando mai. I giornali campano di finanziamento pubblico e di pubblicità. La percentuale che proviene dalle copie vendute è minoritaria ormai, quindi il giornale risponde PRIMA ad altri interessi, POI, forse, a quelli del lettore

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  2. aghost: d'accordo, ma possiamo pretendere, o anche solo sperare, che il sito web dei giornali, trovandosi ad operare in un ambiente libero ed aperto, offra rispetto in modo da meritarlo?

    Io sono fiducioso, altrimenti non me la prenderei tanto.

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  3. Anonimo13:02

    Direi che "fifa blu" rende bene l'idea. Del resto, mettiamoci nei loro panni, chi non avrebbe una fottuta paura (scusatemi il francesismo), di tuffarsi in un mare mosso e pieno di squali com'è il web?

    I lettori di questo blog sono (più o meno) tutti professionisti del web; ne avete viste di tutti i colori, è vero o no? Oggi mi ha chiamato un cliente terrorizzato dalla Telecom Italia (mica Peppino 'o Furbo) che interpellata per l'apertura di una nuova casella email, aveva risposto con una lunga analisi di quanto la rete del mio cliente fosse aperta ad attacchi di terroristi del wi-fi e virus micidiali. Ovviamente il tutto accompagnato da preventivo di spesa per un totale di XXXmila euro...

    Scusate la digressione, ma in acque simili, dicevo, chi non avrebbe paura di bagnarsi?

    La redazione del Corriere è sicuramente indietro anni luce, ma vista la mole del pachiderma che devono immergere nella rete la cosa è comprensibile (non condivisibile).

    Quando hai scritto la mail per richiedere l'elenco? Io gli darei massimo una settimana; oltre vincono il premio di "cialtroni ottocenteschi"; se l'elenco non dovesse mai arrivare... allora sarebbe davvero brutto. Speriamo non sia compito dell'ufficio marketing.

    Concludo. Chissà, con tutto il buzz (oddio cos'ho scritto) che stiamo generando qualcosa forse cambierà. Forse.

    Comunque sono dell'idea che si dovrebbe processare meno e aiutare di più. Vivremmo tutti meglio. No?

    PS: Gaspar, quando passi il tuo blog su una piattaforma migliore?

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  4. Quanto concordo con te!!!

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  5. mr oz: c'è un problema di fondo, enorme, sollevato qualche tempo fa da Gianluca Diegoli:

    "La verità che nessun consulente ha il coraggio di ammettere, è che tutto ciò che chiamiamo il web 2.0 - per comodità - è su misura per le persone, non per le aziende. Che tutto ciò che è in espansione è per le persone, non per le aziende. Tutto ciò che è vivo, nel web, è per le persone, non per le corporation."

    Riguardo alla piattaforma, sono un sentimentale e non abbandonerò mai Blogger.

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  6. Anonimo13:47

    Mi permetto una precisazione: la dicitura sull'elenco dei potenziali utilizzatori è un obbligo di legge, naturalmente inapplicato perchè inapplicabile, in quanto l'attività commerciale di broking dei dati personali (posto che questo sia autorizzato, ma è un altro discorso) si rivolge a clienti attuali e potenziali che cambiano di giorno in giorno. E' una regola assolutamente stupida, proprio perchè inapplicabile. La soluzione sarebbe molto semplice (la creazione dei Preference Systems come è stato fatto in Gran Bretagna), ma la foga antimarketing e pro-privacy che ha assalito questo paese negli ultimi dieci anni si è trasformata in una specie di boomerang. Così va la vita.

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  7. squonk: apperò, non sapevo! Grazie mille della precisazione, Sergio.

    Dunque è un obbligo di legge, ma inapplicabile e inappicato. E quindi come usa rispondere all'incauto consumatore che invece ponesse la domanda? Lo si ignora e basta?

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  8. Anonimo14:32

    Allora, precisiamo:
    1. Confermo, è un obbligo di legge.
    2. L'articolo di legge (che non ho sottomano, ma ho appena fatto una verifica telefonica) è ambiguo, in quanto si richiede di elencare a) la tipologia di soggetti ai quali i dati personali raccolti possono essere comunicati/venduti/etc. - oppure, b) i soggetti ai quali eccetera eccetera. Ora, naturalmente chiunque - per i motivi che ho spiegato prima e che mi sembrano non solo comprensibili ma anche condivisibili - si trincera dietro l'elenco generico delle tipologie, che è ciò che fa il Corriere nella sua informativa. L'errore piuttosto clamoroso è che i signori del Corriere mettono tra parentesi una specificazione non richiesta dalla legge e che, a questo punto, dà diritto a chi si registra di fare la domanda che tu hai fatto, attendendosi una risposta adeguata. In realtà, la risposta potrebbe essere una mera ripetizione del contenuto dell'informativa (Aziende operanti nei settori editoriale, finanziario...) ed essere comunque corretta.
    Infine: la regola non è quella di ignorare la richiesta del cliente, ovviamente. Certo, capisci anche tu che, dato l'oggetto del contendere e la norma di legge, dare una risposta sensata e/o rispondente alle aspettative di chi fa la richiesta è praticamente impossibile.

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  9. Grazie ancora Sergio, sei troppo gentile. Ma permettimi di approfittare una ultima volta delle tue competenze professionali e di farti questa domanda, che ci permetta di capire meglio il contesto economico:

    Quanto vale il database dei commentatori del Corriere?

    E' possibile una stima in Euro/contatto? Quali sono i prezzi che girano in questo mercato, anche approssimativamente? Giusto per capire di cosa stiamo parlando.

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  10. Anonimo15:12

    Domanda a cui è difficile rispondere, per molti motivi:
    1. Si tratta di un target essenzialmente nuovo, la cui validità è ancora tutta da testare. Personalmente, dando un'occhiata ai commenti lasciati sui blog del gruppo Repubblica/L'Espresso, non ci spenderei un ghello che fosse uno.
    2. Non c'è una profilazione per interesse, alla quale RCS può ovviamente arrivare (again: chiedendo esplicito consenso preventivo - ma questa è un'ulteriore sottigliezza legale): chi commenta solamente questioni tecnologiche è un soggetto tendenzialmente diverso, in termini di interessi e probabili propensioni di acquisto, da chi commenta solamente questioni politiche o sportive.
    3. Il prezzo dipende dall'intensità di sfruttamento che il proprietario della lista decide di mettere in atto: più frequentemente viene commercializzata, meno deve costare.
    4. Il prezzo dipende dagli scaglioni di quantità; il CPM/CPT (costo per migliaio - cost per thousand) scende al crescere del quantitativo di record noleggiati.
    Fatte tutte queste premesse, un puro list rental - senza trasferimento fisico del record al cliente - potrebbe costare qualche decina di euro al migliaio, da 30 a 70 (molto, molto, molto a spanne).

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  11. Anonimo16:57

    Esattamente d'accordo con te sulla responsabilita' da commenti moderati. I mie dubbi riguardano soltanto il fatto che un conto e' un blog qualunque, altro e' Corriere.it. Ben altra forza...

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  12. Per quanto riguarda la responsabilità dei commenti moderati il decreto legge 70/03 dichiara proprio che il fornitore di un servizio (genericamente "provider", non ci sono precisazioni se si tratta di una testata giornalistica) NON è tenuto a controllare tutti i contenuti pubblicati sul suo sito (art. 17), ma SE LO FA ne diventa responsabile (come è ovvio).

    Per approfondimenti guarda in particolare gli articoli dal 14 al 17:

    http://www.interlex.it/testi/dlg0370.htm

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  13. Mafe: aha! Grazie mille.

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Fatti sotto, straniero!

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