Si diceva con Palmasco, oggi pomeriggio, che la foto riuscita è quella che non ha bisogno di spiegazioni, e che la principale differenza tra un fotografo della domenica e un fotografo serio, dilettante o professionista che sia, è che il fotografo serio non scatta a caso sull'impulso del momento, ma segue sempre un progetto preciso e vi si dedica anima e corpo.
Tipo il mio amico Pradiumna che per un anno ha fotografato sempre e soltanto i riflessi dell'acqua, traendone foto splendide e commoventi che spero un giorno di farti vedere.
Ma se il fotografo della domenica riesce a volte a cogliere l'attimo e a strappare alla fortuna uno scatto decente, invece nella mia brevissima esperienza con la telecamera mi pare di aver già capito che senza un progetto chiaro non vai da nessuna parte.
Per dire: io stesso, a rivedere quel che ho filmato, mi annoio a morte.
sabato 21 marzo 2009
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Per incoraggiare una discussione - più precisa in particolare - alla tua ottima sintesi, aggiungerei soltanto che "non ha bisogno di spiegazioni" è una qualità delle foto, dovuta alla capacità del fotografo di circoscrivere con esattezza quello che voleva riprendere, l'oggetto della foto. In questo senso non ha bisogno di spiegazioni, ed è generalmente una foto capace di attrarre perché quello che mostra è chiaro, anche nel caso in cui il soggetto è un materiale ineffabile - un sentimento, uno stato d'animo, un'atmosfera.
RispondiEliminaLa cosa credo sia, scusa il plagio, un poco più complicata.
RispondiEliminaIl fotoreportage è fatto di fotografie scattate sull'impulso del momento e il piano è proprio quello di catturare stati d'animo.
Il bravo reporter quando coglie l'attimo alza la macchina e scatta al volo, il fotografo della domenica cambia obiettivo, cambia regolazioni, si avvicina, si allontana e poi scatta la foto quando quello stato d'animo non esiste più.
Sui filmati il discorso è diverso, i filmati vanno montati e in ogni caso mentre un buon fotografo può fare delle meravigliose foto anche con apparecchiature semplici, i filmati richiedono una elaborazione complessa e l'uso di strumenti di buona qualità, pena la noia mortale.
bob
Bob, io sospetto che il bravo reporter abbia già l'obbiettivo giusto e il settaggio giusto, e non debba perdere tempo a cambiare tutto all'ultimo momento, perché sapeva prima che foto avrebbe scattato. Cioè, aveva un progetto.
RispondiEliminaPoi mi posso anche sbagliare, e aveva solo fortuna. Ma non credo.
credo che questa cosa del progetto valga per ogni ambito della comunicazione (e forse non solo?), ci pensavo oggi...
RispondiEliminaProverei a smantellare la parola "progetto", a riportarla sulla terra perché generi meno fantasmi e faccia un'impressione diversa, perché includa chi vuole usare la fotocamera, invece di escuderlo :)
RispondiEliminaIn questo senso propongo che si dica che ogni foto andrebbe trattata, nel momento dello scatto, come un'affermazione: devo sapere al mio meglio cosa affermo scattando, e come quello che dico potrebbe essere recepito.
Se non altro affermo il mio punto di vista.
Senza essere veramente un progetto, un termine che forse allontana per la sua complessità, un'affermazione ha bisogno di un atto selettivo: quello della mia prospettiva. Posso usare le mie stesse foto per sintonizzarlo.
In questo mi comporto con quella intenzionalità che a livelli più complessi chiamo progetto.
Imho :)
ovviamente d'accordo, io poi non ho grosse competenze in ambito fotografico, ma specificando meglio ciò che pensavo direi che è importante avere una "direzione", sapere dove si vuole (circa) arrivare, cosa si vuole comunicare... quindi esattamente (almeno credo) quello che dice (meglio) Palmasco qui sopra, parlando di intenzionalità...
RispondiElimina(((un saluto a Palmasco a Gaspar, che poi io commentavo per questo :)))
"Intenzione" mi piace molto. Non per niente pratico una forma di Taichi, I Chuan, che vuol dire appunto "La boxe dell'intenzione".
RispondiEliminaQuando accendi una telecamera, devi sapere che dovrai raccontare una storia, perchè non ti potrai sottrarre alla dimensione temporale. Inoltre, il videomaker esperto sa che ciò che filma non corrisponde a ciò che si vedrà alla fine del lavoro. Per questo si preoccupa soprattutto di raccogliere più materiale possibile per avere tante chiavi di lettura possibili per raccontare la sua storia. E quando penserà di aver filmato abbastanza, saprà che avrà raccolto meno del 50% di quello che gli occorrerà.
RispondiEliminaAccade anche a chi scrive, no? C'è chi usa la pancia, chi il cervello, chi soltanto la tastiera.
RispondiEliminaMi piace l'enfasi sull'intenzione, una condizione più facile da praticare del progetto.
RispondiEliminaNoto quanto sia difficile la relazione tra "intenzione" e "realtà", come sappiamo tutti, che l'intenzione imposta alla realtà produce un reale dove la verità s'è persa.
Mentre un'intenzione timida o non sufficientemente attrezzata, si fonde nella realtà al punto da perdersi, da risultare irrilevante - una verità troppo minimale, troppo collettiva per svelare l'affermazione.
La relazione non smette mai di essere esplorata e messa a fuoco, o dovrebbe esserlo, in ogni fotografia che si scatta.
Pena il ricorso a un sacco di parole, per spiegare :)
mi permetto di segnalare questo mio vecchio
RispondiElimina"VIDEOCORSO RAPIDO PER ASPIRANTI CAMERAMEN - Tutto ciò che serve per fare riprese decenti partendo da zero-"
eternamente incompiuto, tuttavia credo ancora valido nelle sue line generali, che spiega a coloro che sono alle prime armi come usare una telecamera :)
http://www.girovagandointrentino.it/team/ghezzer/videoc/index.htm
Grazie aghost! Andrò a studiare.
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