lunedì 14 gennaio 2008

Prima di tutto, la giusta prospettiva

Se ci pensi, il fatto che solo il 19,4% della popolazione mondiale sia online e, ancora di più, che solo l'1,2% della popolazione mondiale utilizzi siti di Social Networking, deve far riflettere.

E' facile farsi prendere dall'entusiasmo, è facile convincersi che "stiamo cambiando il mondo", ma la realtà è che il mondo gira in modo totalmente diverso, e che noi cittadini digitali abitiamo quello che, agli occhi della stragrande maggioranza dell'umanità, viene percepito come un remoto paradiso artificiale, caratterizzato principalmente dalla sua mancanza di massa critica e dalla sua incapacità di incidere concretamente sulla vita reale.

Eppure.

Ti avevo già raccontato che nel giugno del 1747 Johann Sebastian Bach divenne il quattordicesimo membro della Società della Scienza Musicale, una
"società di corrispondenza che mirava a promuovere i contatti tra i suoi membri spedendo a ognuno di essi due volte l'anno, a Pasqua e a San Michele, una circolare musicale contentente notizie, saggi e lavori pratici e teorici composti o scelti dai suoi iscritti" [Christoph Wolff, J.S.Bach].
La Società contava tra i suoi membri G.P. Telemann, F. Haendel e alla fine anche Leopold Mozart.

L'esigenza di allargare i propri orizzonti oltre al mondo fisico non deve essere così nuova, se anche Bach aveva la sua mailing list! Direi anzi che si tratta di un bisogno primario, che noi cittadini digitali possiamo soddisfare con una pienezza mai sperimentata prima. Perchè alla fine il web a me sembra proprio questo: un acceleratore della velocità di circolazione delle idee.

Ma nel godere dei suoi molteplici benefici, voglio ricordarmi sempre di essere uno dei pochi privilegiati.

4 commenti:

  1. Anonimo20:11

    eccezionale!
    :)

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  2. Anonimo11:09

    Io invece vorrei che tutti potessero essere cittadini digitali,che come dovrebbe accadere anche per la telefonia fissa, l'essere in Rete sia un diritto di tutti. Senza condizione alcuna.

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  3. Dario: Se noi cittadini digitali siamo i privilegiati della terra, è normale che il nostro primo pensiero sia quello di estendere questo privilegio a tutti. Ma questo è davvero possibile? A che prezzo?

    L'amara realtà è che l'accesso al web è figlio del nostro benessere, e che il nostro benessere di occidentali ricchi è in grande misura basato sullo sfruttamento, diretto e indiretto, della maggioranza povera del mondo.

    Noi mangiamo perché loro digiunano.

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  4. Anonimo14:02

    Gaspar: è certo che ammetto di essere un privilegiato. Ciò che intendo dire è che non dovrebbe essere così; non parlo di solidarietà o rivoluzioni utopiche.

    Per ora non lo vedo facilmente possibile, certo, ma ti chiedo: deve esserci per forza un prezzo da pagare (e lo devono fare i privilegiati, il mercato?)?
    E se il futuro dei provider fosse e fosse stato (penso a Telecom) quello nel pubblico e non nel privato?

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Fatti sotto, straniero!

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