E' certamente interessante se la vedi come un parallelo logico, non certo come una sostituzione: la prima colonna e la seconda conviveranno perché offrono una modalità di confezionamento della informazione e di fruizione molto diversa. L'ultima voce non è affine alle prime dal punto di vista semantico in quanto le altre sono tutte canali di informazione,l'avatar e il marchio no.
Mhh. Ardito come paragone, che scatena interessanti riflessioni.
Però l'ultima riga mi sembra troppo fuori contesto... perché il "marchio" è un concetto "finale", credo.
Si tratta infatti - almeno in teoria - di un processo di sintesi in cui il significato viene trasfuso in un simbolo. Questo procedimento è quello che crea il logo, che diventa "marchio" in un processo economico.
L'avatar è una forma di apparenza invece, che non tende allo stesso processo di sintesi, quindi non segue le linee concettuali che portano alla nascita di un marchio.
Questo invece permane nelle prime coppie prima e dopo, ove il concetto rimane il medesimo: "un mezzo di fruizione dell'audio", "un mezzo di fruizione del video", "un mezzo di fruizione del testo". :)
Roberto: infatti, voglio precisare che non pensavo alla sostituzione ma alla rilevanza.
L'ultima voce non è affine: vero, ma mi pare che c'entri lo stesso. Per chiarire meglio che non parlavo esclusivamente di informazione, potrei aggiungere due nuove righe con "Microsoft Word - Google Documents" e "Telefono - Skype"
Concordo con i commenti precedenti, l'ultima riga ha un significato diverso rispetto alle precedenti.
Non cedo pero' perche' un'azienda non dovrebbe usare il proprio marchio come avatar [la forma avversativa di questa preposizione si riferisce soprattutto al commento di Folletto Malefico]
Si, sull'ultima riga avrei da ridire, ma diventerebbe "accademia" Mi piace, invece, l'idea. Quasi un gioco...provo a scriverne altre due o tre sul mio blog, vediamo se rilanciando :-). Bello, i costumi, gli usi, i metodi che cambiano..........
gioco interessante.. proviamo "ufficio relazioni con il pubblico - social media" "target - persone" Non riesco ancora a sostituire il giro per negozi con ebay: ogni tanto bisogna staccarsi dal pc :)
> "Non cedo pero' perche' un'azienda non dovrebbe usare il proprio marchio come avatar [la forma avversativa di questa preposizione si riferisce soprattutto al commento di Folletto Malefico]"
Mica negavo questo :D Mi son spiegato male evidentemente. :)
Il punto è che il brand è un logo, in quanto tale è in primo luogo un vettore di significato. L'avatar invece è un vettore di immagine, di personalizzazione, proprio a livello concettuale.
L'avatar non risponde a requisiti di sintesi, chiarezza, identificabilità, etc che caratterizzano un brand. Se ne rispondesse, sarebbe un avatar *e* un brand: una fusione, non uno shift di rilevanza o una sostituzione.
In altri termini: la relazione/trasformazione fra avatar e brand è differente dalla relazione/trasformazione che lega le altre coppie, che invece sono legate da una relazione/trasformazione analoga.
Carina e con il dono della sintesi anche se ha, imho, il limite di vedere sempre e solo il web come unico spartiacque tra un prima e un dopo. Per me è molto forte anche lo stacco tra il prima del telefono fisso e il dopo del cellulare. Ciao, Carlo PS: a te che vivi in una piccola città non viene in mente ma al posto dell'ultima riga potresti mettere il prima del mitico "tuttocittà" (o della cartina per i globetrotter) e il dopo (che per me non è ancora arrivato) del navigatore GPS ;-)
Ciao Carlo! Verissimo, il web non è l'unico spartiacque, e l'idea stessa di un prima e di un dopo è una rozza semplificazione di una realtà assai più complessa.
Per il Tuttocittà: lo usavo anch'io, andando a Milano. Ah, bei tempi :-)
Forse la quarta riga potrebbe anche essere niente -->aggregatore (non per tutti, certo, per tanti forse).
la quinta secondo me è proprio la più raffinata, soprattutto se la vedi un po' alla goffman, quindi non solo marchio come marchio aziendale, ma anche come "strategia di presentazione di sè stessi". Oppure, visto che teniamo tanto alla simmetria semantica con le altre celle, pensare proprio agli strumenti con cui ci presentiamo.
Ciao Vale! Infatti. Tantissimi anni fa, io mi presentavo con molto orgoglio sotto a un marchio riconoscuto in tutto il mondo. Oggi me ne vergognerei non poco ;-)
uso uno schemino simile a lezione... da una parte i mass media nel 1995 in mezzo il web (c'è anche una transizione, non sempre positiva, pensa agli e-book o alla "radio digitale") e poi i new media, che simpaticamente diventano poi mass media e via così... ciao!
E' certamente interessante se la vedi come un parallelo logico, non certo come una sostituzione: la prima colonna e la seconda conviveranno perché offrono una modalità di confezionamento della informazione e di fruizione molto diversa.
RispondiEliminaL'ultima voce non è affine alle prime dal punto di vista semantico in quanto le altre sono tutte canali di informazione,l'avatar e il marchio no.
bob
Mhh.
RispondiEliminaArdito come paragone, che scatena interessanti riflessioni.
Però l'ultima riga mi sembra troppo fuori contesto... perché il "marchio" è un concetto "finale", credo.
Si tratta infatti - almeno in teoria - di un processo di sintesi in cui il significato viene trasfuso in un simbolo. Questo procedimento è quello che crea il logo, che diventa "marchio" in un processo economico.
L'avatar è una forma di apparenza invece, che non tende allo stesso processo di sintesi, quindi non segue le linee concettuali che portano alla nascita di un marchio.
Questo invece permane nelle prime coppie prima e dopo, ove il concetto rimane il medesimo: "un mezzo di fruizione dell'audio", "un mezzo di fruizione del video", "un mezzo di fruizione del testo". :)
Roberto: infatti, voglio precisare che non pensavo alla sostituzione ma alla rilevanza.
RispondiEliminaL'ultima voce non è affine: vero, ma mi pare che c'entri lo stesso. Per chiarire meglio che non parlavo esclusivamente di informazione, potrei aggiungere due nuove righe con "Microsoft Word - Google Documents" e "Telefono - Skype"
Concordo con i commenti precedenti, l'ultima riga ha un significato diverso rispetto alle precedenti.
RispondiEliminaNon cedo pero' perche' un'azienda non dovrebbe usare il proprio marchio come avatar [la forma avversativa di questa preposizione si riferisce soprattutto al commento di Folletto Malefico]
Si, sull'ultima riga avrei da ridire, ma diventerebbe "accademia"
RispondiEliminaMi piace, invece, l'idea.
Quasi un gioco...provo a scriverne altre due o tre sul mio blog, vediamo se rilanciando :-).
Bello, i costumi, gli usi, i metodi che cambiano..........
gioco interessante.. proviamo
RispondiElimina"ufficio relazioni con il pubblico - social media"
"target - persone"
Non riesco ancora a sostituire il giro per negozi con ebay: ogni tanto bisogna staccarsi dal pc :)
Con Sonnie Confidential ci stiamo già provando (per Sony Pictures Italia).
RispondiEliminaHttp://www.sonnieconfidential.com
Metterei anche
RispondiEliminaCalendario del barbiere --> INTERNET!
Riguardo all'ultima riga, aggiungo questo: io la vedo come una modulazione
RispondiElimina> "Non cedo pero' perche' un'azienda non dovrebbe usare il proprio marchio come avatar [la forma avversativa di questa preposizione si riferisce soprattutto al commento di Folletto Malefico]"
RispondiEliminaMica negavo questo :D
Mi son spiegato male evidentemente. :)
Il punto è che il brand è un logo, in quanto tale è in primo luogo un vettore di significato.
L'avatar invece è un vettore di immagine, di personalizzazione, proprio a livello concettuale.
L'avatar non risponde a requisiti di sintesi, chiarezza, identificabilità, etc che caratterizzano un brand. Se ne rispondesse, sarebbe un avatar *e* un brand: una fusione, non uno shift di rilevanza o una sostituzione.
In altri termini: la relazione/trasformazione fra avatar e brand è differente dalla relazione/trasformazione che lega le altre coppie, che invece sono legate da una relazione/trasformazione analoga.
Più chiaro ora? :D
Carina e con il dono della sintesi anche se ha, imho, il limite di vedere sempre e solo il web come unico spartiacque tra un prima e un dopo.
RispondiEliminaPer me è molto forte anche lo stacco tra il prima del telefono fisso e il dopo del cellulare.
Ciao, Carlo
PS: a te che vivi in una piccola città non viene in mente ma al posto dell'ultima riga potresti mettere il prima del mitico "tuttocittà" (o della cartina per i globetrotter) e il dopo (che per me non è ancora arrivato) del navigatore GPS ;-)
Ciao Carlo! Verissimo, il web non è l'unico spartiacque, e l'idea stessa di un prima e di un dopo è una rozza semplificazione di una realtà assai più complessa.
RispondiEliminaPer il Tuttocittà: lo usavo anch'io, andando a Milano. Ah, bei tempi :-)
Forse la quarta riga potrebbe anche essere niente -->aggregatore (non per tutti, certo, per tanti forse).
RispondiEliminala quinta secondo me è proprio la più raffinata, soprattutto se la vedi un po' alla goffman, quindi non solo marchio come marchio aziendale, ma anche come "strategia di presentazione di sè stessi". Oppure, visto che teniamo tanto alla simmetria semantica con le altre celle, pensare proprio agli strumenti con cui ci presentiamo.
Approfitto anche per mandarti un abbraccio.
Ciao Vale! Infatti. Tantissimi anni fa, io mi presentavo con molto orgoglio sotto a un marchio riconoscuto in tutto il mondo. Oggi me ne vergognerei non poco ;-)
RispondiEliminauso uno schemino simile a lezione... da una parte i mass media nel 1995 in mezzo il web (c'è anche una transizione, non sempre positiva, pensa agli e-book o alla "radio digitale") e poi i new media, che simpaticamente diventano poi mass media e via così... ciao!
RispondiEliminahttp://www.copybrighter.com/blog/social-media-in-the-1990s
RispondiEliminapaulthewineguy: grazie! ottima segnalazione.
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