Ma Dave Winer blogga una osservazione che potrebbe rimescolare le carte e portarmi ad adottare Beacon con entusiasmo. Dice Dave:
"Il link non dovrebbe essere senza rischi per il venditore, dovrebbe contenere informazioni utili ad altri potenziali acquirenti.Già, qual'è il valore per gli utenti di Beacon, così come è strutturato adesso?
Far sapere che ho comprato un volo American Airlines da New York a San Francisco via Dallas dovrebbe permettrmi di aggiungere che ho perso la connessione a causa di un ritardo del volo, e che AA si è rifiutata di rifondere le spese di albergo. Altrimenti, qual'è il valore per gli utenti?"
Bonus link: controlla quali cookies pubblicitari hai installato sul tuo computer, con possibilità di fare opt-out.
Tags:

già: *qual'è*?
RispondiEliminagià
RispondiEliminaNon so se voglio davvero ascoltare una sfilza di lamentele sui call center che non funzionano e/o non servono, sui treni che non sono in orario, in generale sulle promesse non mantenute di servizi.
RispondiEliminaPiuttosto vorrei conversazioni in cui i miei amici abbiamo imparato a parlare di quello che gli piace senza che sembri un ad!
Ecco il punto!
Per capire quanto fidarmi di una recensione, mi è utile sapere come organizza le sue aspettative chi parla. Allora, amico o non amico, mi rende un servizio utile.
Nel tempo sono queste le recensioni che ascolto, distinguendole tra la pubblicità e la lamentela.
Per fortuna in rete ne incontro sempre di più.
E' vero invece che tra gli esenti internet non c'è verso: sembra sempre che ti vogliano vendere un profumo scadente.
Palmasco
Giuseppe,in effetti "adottare con entusiasmo" era un iperbolico espediente oratorio. Diciamo piuttosto "sopportare a malapena".
RispondiEliminanon fa una piega, gaspar. Credo che se le cose non andranno in quella direzione, Beacon non avrà nessun successo e non farà nè caldo nè freddo, solo un piccolo fastidioso microbanner nel feed, ignorato dai piu'.
RispondiEliminaciao
gluca
Le aziende sembrano continuare imperterrite a vedere nei social media dei nuovi media pubblicitari in senso stretto e tradizionale perchè, evidentemente, non ne riescono a comprendere la natura.
RispondiEliminaComprensibilmente, molti si affannano a dimostrargli che è proprio così, e che in qualche modo una specie di banner o simile da qualche parte si può infilare davvero. Tutto molto mirato perchè la "profilazione" sul social media è una cosa seria... La reputazione, dovrebbe ormai essere noto, si costruisce innanzi tutto attraverso i comportamenti reali dell'azienda, i suoi prodotti e la sua capacità di conversare e interagire con i suoi pubblici in modo traspartente, e interagire non vuol dire infilare a forza nelle pagine personali un bel giochino in flash. Questo voler essere invasivi e intrusivi (in modo sempre più scientifico) non è esattamente un fattore di costruzione della reputazione. Ma mi sa che è una battaglia persa..