martedì 15 gennaio 2008

Le voci non autorizzate

Nella mia esperienza personale esiste un prima e un dopo l'undici settembre 2001, quando ho scoperto i blog. Nelle ore frenetiche di quella mattina, mentre le televisioni continuavano a trasmettere in loop sempre lo stesso agghiacciante spezzone, mentre tutti i giornali in edicola diventavano di colpo obsoleti, mentre i grandi siti web di informazione erano collassati a causa dell'eccessivo traffico, alcuni blog da New York rimanevano leggibili e postavano in diretta quello che stava loro capitando. Era informazione, certo, ma era prima di tutto la voce di persone come me e come te, che raccontavano della loro vita come ad un amico. E a confronto con queste voci, come sembravano di colpo false tutte le altre!

Prova a ricordarti cosa leggevi prima del blog. Erano tutte voci autorizzate, approvate dal sistema, dietro le quali una miriade di interessi che non erano i tuoi cercavano di influenzarti, condizionarti, farti spendere. E non c'era scampo: anche le voci critiche, per diventare pubbliche e arrivare fino a te, dovevano sottomettersi, mediare, ammorbidire; pena la scomparsa.

Ma i blog non avevano chiesto il permesso a nessuno, non erano autorizzati. E quindi erano totalmente liberi di parlare. Ripeto, rispetto a prima, era una novità fenomenale, sconvolgente! E per di più volevano che io commentassi! Richiedevano la mia partecipazione attiva, cercavano il dialogo! E questo dialogo, altra grande novità, era tra pari.

Da allora la blogosfera si è evoluta, è cresciuta, per molti versi è cambiata, ma ha mantenuto questa fondamentale caratteristica, di pubblica conversazione non gerarchica e gratuita, che la rende totalmente diversa da ciò che c'era prima.

5 commenti:

  1. io dalla nascita dei blog trassi la stessa sensazione di quando ascoltai le prime radio libere. speriamo di non finire come la', da radio freccia allo zoo di 105...

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  2. Anonimo16:56

    Condivido anche io il timore del commento precedente ma il tuo post è davvero molto bello e credo andrebbe letto specialmente da chi inizia a raccontare o raccontarsi online. Perchè sempre più spesso lo fa per smania di apparire più che per soddisfare un proprio bisogno o una necessità.

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  3. [m]m: il rischio in effetti è piuttosto forte.

    dario: per favore non fare il processo alle intenzioni :-)

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  4. E' uno dei motivi per cui mi tengo stretta la blogsfera. Dal 2003.

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  5. beh, col nanopublishing - nessun legame con berlusconi - più che di 'rischio', direi che è una cosa che è già successa...

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Fatti sotto, straniero!

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