domenica 7 gennaio 2007

Pubblicità come forma di disprezzo

Se tu come me non hai mai cliccato un banner in vita tua; se la pubblicità classica, invadente, urlata, bugiarda e ammiccante ti provoca fastidio fisico; se ti difendi attivamente dalla pubblicità su internet usando Adblock e configurando opportunamente il file hosts e facendo tutto quanto in tuo potere per evitarla:

se tu poi metti la pubblicità sul tuo blog, che messaggio stai trasmettendo?

I messaggi sono due:
  1. Io sono troppo furbo per cascarci, ma tu sei scemo e quindi clicca che ci guadagno un soldino.
  2. Tu mi interessi come merce da vendere al mio sponsor.
Disprezzo e tradimento. Non sono basi solide su cui costruire una conversazione.

A meno che:
Se ti chiami Jeff Jarvis (o Milena Gabanelli o Fabrizio Gatti, per dire, che anche in Italia abbiamo due fior di giornalisti), e se hai da dire delle cose che mi interessano tantissimo e non trovo da nessun'altra parte, e se le dici sul blog perché magari da altre parti non te le lasciano dire:

in quel caso io la tua pubblicità a malincuore la sopporto, perché mi è ben chiaro il tacito contratto che abbiamo stipulato; ma preferirei un rapporto diretto, una tip-jar dove io verso qualche soldo ogni tanto (sempre di più di quanto ti darebbe adsense) e tu mi tieni informato.

6 commenti:

  1. Anonimo13:17

    Gaspar, il mio atteggiamento è più pragmatico: qualche decina di euro al mese di Adsense permettono al mio blog di autofinanziarsi attraverso i lettori in arrivo da Google, che sono poi quelli che cliccano sulle pubblicità.

    I blogger (quelli che "conversano") leggono il mio feed che non ha pubblicità e, salvo poche eccezioni, contiene il testo completo dei post.

    Come al solito, complimenti per l'argomento interessante e l'acutezza delle osservazioni.

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  2. Anonimo13:31

    Penso che esiste anche un terzo messaggio: Pubblicità come servizio. Io avevo cominciato con adsense sulla pagina che descrive l'impianto fotovoltaico con l'idea che chi arriva magari ci trova venditori, progettisti e altri link utili. E funziona, penso, visto che ci cliccano il 10% e la pubblicità si trova in fondo. La metà del traffico viene generato da google, e spesso chi arriva con una chiave di ricerca non trova mica quello che pensava.

    Poi faccio anche la raccolta del tabacco e non fumo.

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  3. Anonimo14:38

    la pubblicità ci rompe le scatole perché non è "targettizzata", come direbbe qualcuno. Ergo il 98% della pubblicità che ci sciroppiamo non ci interessa minimamente.

    Ma il nostro atteggiamento sarebbe assai diverso, penso, se riguardasse cose che ci interessano.

    L'idea di una "donazione" volontaria dei lettori è bella: ma dovrebbe avere una procedura molto semplice.

    Un bottone: quando trovo qualcosa che mi piace, decido di donare 10 centesimi, 50, 1 euro etc. In un click, prelevando dal mio conto paypal o similia.

    Chi produce contenuti interessanti sarebbe finalmente premiato. E ciascuno troverebbe la sua nicchia-target

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  4. Mi hai rubato le parole di bocca. Anch'io la vedo nello stesso identico modo. Questo perchè oggi giorno si usa l'informazione, vera o presunta, in modo troppo sfacciato come merce di scambio per pochi euro, e molto spesso lo si fa in maniera "sporca" e poco trasparente.

    Molti si sanno difendere e sanno riconoscere questo genere di nefandezze ma parecchi sono inesperti e vengono semplicemente usati per ottenere un preciso obiettivo: un guadagno economico.

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  5. Anonimo19:57

    Mah, ramanzina giusta; diciamo che l'ho fatto per vedere l'effetto che fa.
    Non posso?

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  6. Cips, non è mica una ramanzina!
    :-)

    Ognuno a casa sua fa quello che vuole, ci mancherebbe. Come ripeto da sempre, su internet c'è posto per tutti.

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Fatti sotto, straniero!

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